Un pensiero su “Se ne è andato un grande maestro: Luca Cavalli-Sforza

  • 2 settembre 2018 alle 13:06
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    Era uno dei 4 Cavalieri dell’ Apocalisse genetica che, dalle quiete ed accoglienti nebbie pavesi al tempio scientifico di Stanford, ha sconvolto e rivoluzionato il panorama della ricerca scientifica biologica italiana e mondiale. Ho avuto il grande privilegio di essere stato, se pur brevemente, un suo studente e di averlo conosciuto ed avuto come mentore a Palo Alto, quando ero un giovane Post-Doc dall’altra parte della Baia di San Francisco, al Lawrence Berkeley Laboratory della University of California Berkeley, nel gruppo di Michael Esposito. Le nostre vite si sono incrociate più volte; dall’ Istituto di Genetica dell’Università di Parma dove mi sono laureato e dove ho fatto amicizia con suo figlio Tommaso, alla California, dove andavo spesso a trovarlo al Dipartimento di Genetica della Stanford University. Quando ero giù di morale per la difficoltà di trovare un possibile rientro in Italia, gli telefonavo e già dal tono della voce lui capiva che avevo bisogno di parlare non con uno scienziato, ma con una figura paterna, con uno più grande di me, di cui potessi fidarmi. Così mi invitava a Stanford e mi portava al Faculty Club, dove bevevamo insieme dell’ ottimo Pinot Noir di Sebastiani Wineyards, prima di cominciare a parlare di cose serie. Avevo già da studente letto tutti i suoi libri usciti fino ad allora, affascinato da come sapeva rendere reale il concetto, per me astratto, di genetica delle popolazioni. Una volta, cercando di fare colpo, gli contestai come la legge sull’equilibrio di Hardy-Weinberg era da lui trattata, nel suo libro “Genetica, evoluzione, uomo Vol.2”, scritto con Walter Bodmer ed edito da EST Mondadori nel 1977, con princìpi biometrici completamente diversi da quelli descritti in un suo libricino edito da Boringheri nel 1970 ed intitolato “Analisi Statistica per Medici e Biologi” sul quale avevo preparato l’esame di Statistica. Luca ci pensò su un poco e poi mi rispose: “Ma è ovvio: l’ Analisi Statistica per medici e biologi è una semplificazione. Quella del secondo volume di Genetica, evoluzione, uomo è tutta un’altra cosa, è per i genetisti”. Un’altra volta gli sparai la domanda a bruciapelo: “Luca, dato che il genoma dell’uomo e quello dei primati differiscono di così poco, se tu dovessi identificare un unico, solo fattore evolutivo che ha fatto la differenza, quale diresti?” Ricordo che lui rimase un attimo in silenzio, con quel suo sorriso un pò sognatore che aveva e guardando dentro al suo bicchiere di Pinot Noir, quasi a volervi trovare la risposta mi disse: “Il linguaggio”. Questo mi riportò indietro di alcuni anni, quando giudicai pazzesco il progetto di laurea che mi aveva proposto il Direttore dell’Istituto di Genetica dell’Università di Parma, Pier-Paolo Puglisi, cioe’ studiare la familiarità genetica del linguaggio degli ubriachi, soggetti privi di inibizioni culturali. Queste due lezioni di Cavalli Sforza mi hanno accompagnato per tutta la mia vita scientifica ed ancora oggi mi chiedo se non ci sia una sola scienza statistica, ma due, una per i genetisti ed un’altra per tutti gli altri comuni mortali come medici e biologi.
    Dopo aver ottenuto la tenure alla East Carolina University School of Medicine (UNC) nel 1989, un’altro dei 4 Cavalieri dell’Apocalisse, il compianto Prof. Arturo Falaschi, mi richiamò in Italia su suggerimento di un terzo Cavaliere, il Prof. Mario Polsinelli dell’Università di Firenze, per dirigere il Gruppo di Microbiologia del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia(ICGEB) di Trieste, appena stabilito sotto l’egida dell’UNIDO. Mi si presentava un grave dilemma professionale: lasciare la sicurezza e la meritocrazia di una posizione di ruolo guadagnata sudando negli USA e affrontare l’aleatorietà ed i personalismi della carriera in Italia o rimanere dov’ero e dove erano già nati i miei due figli. Ancora una volta chiamai Luca, come dice il suo nome alle prime luci del mattino, per chiedergli consiglio. Che fu: ”Anche in Italia fanno dell’ottimo Pinot Nero”. Così mi sono ritrovato all’ICGEB e dal 1995 ho avuto Luigi-Luca Cavalli Sforza prima come membro e poi come Chirman del Distingushed Panel of Scientific Advisors del Centro, comprendente anche due Premi Nobel, i suoi colleghi di Stanford, Joshua Lederberg, che là vi aveva fondato il Dipartimento di Genetica e Arthur Kornberg.
    Da allora ho rivisto molte volte Luca, ogni volta era una lezione di scienza e di vita. Non voglio appositamente parlare dei suoi successi e contributi scientifici, non ne avrei la competenza ne’ il tempo. Vorrei soltanto ricordarlo come una grande, intelligentissima e colta persona, con un lato umano straordinario. Credo che, probabilmente facendolo inorridire per l’idea, potrebbe essere proposto come prototipo di quell’evoluzione biologica a lui tanto cara, che attraverso il inguaggio e la comunicazione ha elevato alcuni primati al livello di Homo sapiens sapiens.
    Carlo V. Bruschi, Trieste

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