Il Direttivo dell’Associazione Genetica Italiana (AGI), ha ritenuto opportuno, come altre società scientifiche nazionali ed internazionali, riunirsi in via straordinaria per discutere della grave situazione umanitaria in atto a Gaza e in Cis-Giordania e delle richieste, emerse da più parti, di interruzione dei rapporti di ricerca in atto con Israele. La crisi umanitaria e le sofferenze delle persone intrappolate nel conflitto e nella spirale d’odio che da decenni avvolge le popolazioni palestinese e israeliana, e che si sono acuite dopo l’attacco del 7 ottobre, sono oramai ad un livello insopportabile. In particolare, il comportamento dell’esercito Israeliano delle ultime settimane contro i civili, il blocco degli aiuti o, addirittura, l’uso della distribuzione degli aiuti per ulteriori stragi sono azioni criminali. Ciascuno di noi vorrebbe quindi muoversi e provare a fermare tale crisi e tali sofferenze. Tuttavia, sia pure con ampi dubbi, riteniamo che l’interruzione delle collaborazioni scientifiche non connesse con lo sviluppo di armi con Israele non sia il mezzo più adatto ad arrivare a tale obiettivo, e che, al contrario, la scienza possa rappresentare un ponte importante con la società Israeliana per evitarne l’isolamento. Riteniamo d’altra parte necessario unire la nostra voce ai colleghi Israeliani che richiedono a gran voce che si fermi il massacro in atto a Gaza, così come abbracciamo e supportiamo quei Palestinesi che, a rischio della loro vita, si ribellano allo strapotere dei terroristi e alla loro cultura d’odio. Solo tagliando i fili, tutti i fili, della spirale di odio si può pensare di avere una pace duratura. Tocca ai rappresentanti dei due popoli ascoltare queste voci che non vogliono vivere dentro l’odio; e tocca loro trovare il coraggio del dialogo per superare l’insano desiderio di distruzione reciproca per arrivare ad una convivenza. Nello stesso tempo, il direttivo AGI vuole esortare tutte le componenti della società civile italiana a mantenere viva l’attenzione su questi drammi e a sollecitare i governanti occidentali a premere perché sia ascoltata la voce di coloro che vogliono la pace e tacciano le armi.
Documento dell’Associazione Genetica Italiana sulla drammatica situazione di Gaza

Gentile colleghi e colleghe,
Come già espresso in una mia precedente comunicazione inviata all’intero direttivo AGI, e della quale, purtroppo, si è tenuto ben poco conto, mi sento moralmente in dovere di manifestare il mio dissenso.
Condivido pienamente che sia fondamentale non lasciare calare il silenzio su quanto sta accadendo in Palestina. Tuttavia, di fronte a una tragedia di tale portata, ritengo inaccettabile adottare una narrazione che ponga sullo stesso piano due realtà profondamente diverse. Non si può paragonare la condizione di un popolo oppresso, assediato, privato dei beni essenziali e della libertà di movimento, con quella di uno Stato che esercita un potere militare soverchiante e che continua deliberatamente a colpire civili inermi.
Alla luce di ciò, trovo estremamente difficile immaginare di unire la nostra voce a quella dei colleghi israeliani che chiedono la fine del massacro in corso a Gaza, dal momento che tale voce appare, purtroppo, quasi del tutto assente all’interno della società israeliana. Fatico inoltre a comprendere come, in queste condizioni, la scienza possa fungere da ponte verso una società che, attraverso le azioni del proprio governo, continua a calpestare in maniera sistematica i più fondamentali diritti umani.
Per queste ragioni, mi dissocio dal documento redatto dal comitato direttivo della Società di Genetica, che esprime una posizione che non condivido, e sostengo invece con convinzione la dichiarazione della SIB, a cui ha aderito anche la SIBBM. Avrei auspicato che anche l’AGI scegliesse di sottoscrivere tale dichiarazione. Ritengo che, di fronte a una violazione così evidente dei diritti umani e del diritto internazionale, una presa di posizione chiara e netta da parte delle comunità scientifiche, inclusa la sospensione delle collaborazioni, non sia soltanto legittima, ma doverosa.
Laura Ciapponi